A Larino una cantina con radici profonde nel territorio – Angelo D’Uva

Durante il corso da Sommelier ho intrapreso un viaggio di scoperta e curiosità riguardo i diversi vini e le loro tipicità legate al territorio. Di fatto, ancora oggi è lo stimolo trainante di ricerca e racconto delle immense diversità che lo stivale ci propone.
Un paio di anni fà, di passaggio in zona Larino, comprai la Tintilia Lagena di Angelo D’Uva e ne rimasi piacevolmente colpito.

Questa volta di ritorno da Campobasso, faccio una telefonata per ricaricare la cantina con del vino da tenere a casa e sono rimasto “ospite” di Angelo che ci ha raccontato un pò di storia di questa bellissima realtà Molisana.

Dal 2001, anno di rilevazione dell’azienda, Angelo vinifica le uve in cantina e si concentra sulla produzione di qualità con DOC e IGT. La cantina è composta da una struttura principale, in cui è presente un ristorante e camere, e dalla cantina vera e propria con i serbatoi in acciaio per la vinificazione  e le botti per l’affinamento delle riserve e passiti.

15 ettari di vigneto impiantato e altri in 10 in reimpianto, tutte di uve la cui tipicità è scritta dal tempo e dalla storia, tranne un Cabernet Sauvignon di cui parleremo dopo.

Angelo ci accoglie nel ristorante e mentre ci fà degustare i vini, ci racconta a 360° la storia della sua famiglia e la voglia di continuare una strada tracciata dal nonno Angelo e seguita dal papà Sebastiano.
Le parole di Angelo trasmettono passionee un forte legame alle zone in cui il nonno ha iniziato da bracciante ma con uno sguardo al futuro, il tutto nella cruda realtà dei mercati odierni espansi a tutto il mondo. Infatti, così come in tutte le cantine d’Italia, il grosso del fatturato deriva dal mercato estero. Pe la cantina D’Uva un mercato molto attivo è il Canada.

Kantharos – DOC Trebbiano del Molise: Ho sempre pensato che le uve aromatiche potessero esprimere il meglio di sè in combinazione con altri vini. Questo è uno di questi casi in cui le migliore caratteristiche del trebbiano si sposano perfettamente con tutta la potenza olfattiva della Malvasia. Un vino fresco, estivo, disimpegnato che si beve in totale spensieratezza, perfetto per un aperitivo.

Keres – IGT Terre degli Osci: Altro bianco la cui tipicità si estende fino al Molise dalla Campania; giallo paglierino quasi dorato, frutta a polpa gialla matura e in bocca esplode con tutta la sua sapidità. Un vino decisamente più corposo che è necessario accompagnare con una preparazione più impegnata come una pasta di pesce o con una caprese di bufala.

Lagena – DOC Tintilia del Molise: Qui ritroviamo un vecchio amico, un vino semplicemente perfetto.  Rosso rubino profondo di buon corpo. Il vino non fà passaggi in legno e preserva gli aromi tipici del vitigno che vanno dai frutti di bosco alla prugna. In bocca è caldo e giustamente tannico e supportato dalla giusta freschezza. Vergognosamente buono!

Ricupo – Rosso del Molise: Un Montepulciano con animo Molisano. Le tipicità del vitigno vengono riportate in toto anche in questo vino che, si diversifica dal fratello Abruzzese per un corpo leggermente più delicato e più elegante, non perdendo mai il timbro del territorio, la freschezza.

Console Vibio  – Rosso del Molise Riserva: Sempre da uve di Montepulciano, qui abbiamo la versione con invecchiamento in botti di rovere di Slavonia. il vino diventa più complesso con i terziari ben in evidenza. Il passaggio in legno dona rotondità, morbidezza al vino rendendolo più adatto a preparazioni importanti e complesse.

Gavio IGT Terre degli Osci: Prodotto con Cabernet Sauvignon in purezza, il vino mi ha stregato. Vino rosso rubino profondo, ha una trama tannica lunga, piacevole, morbida, non mi aspettavo nel bicchiere un vino così complesso e non scontato. Sulla scelta di questo monovitigno internazionale, che spesso si sposa bene in “compagnia” di altre uve, ci è stato svelato un aneddoto. Ai tempi dell’impianto della vigna, una grandinata rovinò tutte le barbatelle delle uve scelte e il vivavio fornì delle barbatelle di Tintilia che con il tempo si rivelarono essere Cabernet Sauvignon. Nonostante il disguido, questo errore ha evidenziato delle uve qualitativamente buone al punto di commercializzare il prodotto che confermo è molto interessante.

Egò – IGT PTera degli Osci – Passito Bianco: L’appassimento delle uve avviene in pianta e sui graticci,  la successiva fermentazioni avviene in barrique così come il successivo affinamento. I profumi sono quelli delicati di albicocca, confettura, un ampio bouquet floreale e terziari molto delicati. In bocca è dolce al punto giusto con il solito sottofondo di freschezza che caratterizzano tutti i vini della cantina.

Ci siamo lasciati con l’impegno di tornare ed assaggiare qualche buon piatto nel ristorante della Cantina, ma sono sicuro che ci rivedremo presto per un nuovo carico di buon vino molisano da tre generazioni.


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Consulente informatico e da sempre fedele compagno di avventure insieme al mio amico Bacco. Calciofilo e fantacalcista da sempre.
Attualmente Avvinato
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Luca Zappacosta

Consulente informatico e da sempre fedele compagno di avventure insieme al mio amico Bacco. Calciofilo e fantacalcista da sempre. Attualmente Avvinato