Viniveri ad Assisi. Ottimi vini ed una menzione speciale per il Carso

Lunedì 15 gennaio si è svolta ad Assisi la manifestazione del Consorzio Viniveri, che raggruppa  vignaioli che producono i loro vini in modo responsabile e sostenibile secondo una regola* a cui aderiscono. Erano presenti alcuni produttori di riferimento, quali Giuseppe Rinaldi dalle Langhe, Ezio Cerruti con il suo ottimo moscato passito Sol, già descritto qui alcuni mesi fa, Paolo Bea da Montefalco e molti altri. Insomma, una giornata di alto livello qualitativo.

Il programma di degustazione si è concentrato principalmente su una tipologia di vini a cui sto dedicando particolare attenzione, ossia quella dei cosiddetti bianchi macerati. Il Friuli Venezia Giulia è naturalmente la zona geografica di riferimento, con i territori del Collio e del Carso che ci regalano grandi vini. Appena al di là del confine c’è la Slovenia, con prodotti sempre più interessanti ottenuti dagli stessi vitigni presenti in Italia: ribolla gialla, tocai (friuliano in Italia e sauvignonasse in Slovenia), malvasia, vitovska per citarne alcuni.

Ed è proprio dalla Slovenia che ho voluto esordire, con l’azienda Mleĉnik di cui mi hanno colpito il Sauvignonasse e la Ribolla 2009. Quest’ultima soprattutto, che viene ottenuta facendo macerare le bucce “solo” per quattro giorni in tini aperti, è molto piacevole, grazie alla morbidezza in equilibrio con un tannino appena percettibile e una buona sapidità. Solforosa dichiarata in etichetta: 48 mg/l.

Tornando in Italia, mi sono diretto verso due dei sei vignaioli che fanno parte dell’Associazione Produttori Ribolla di Oslavia che, Joško Gravner a parte, raggruppa alcuni dei più grandi interpreti di questo vitigno. Di Dario Prinčič,  la Ribolla e il Jakot sono sicuramente quelli che mi hanno più impressionato. La prima, del 2015, in anteprima ad Assisi, è ottenuta dopo una macerazione di circa 35-40 giorni sulle bucce per poi passare due anni in botte grande. Al naso si avverte frutta gialla matura e speziatura, mentre nel sorso c’è il marchio di fabbrica di Oslavia, una splendida sapidità. Il Jakot (da leggere al contrario per scoprirne il vitigno), è invece un vino subito molto suadente al naso, con profumi erbacei, speziati, di frutta secca e mandorla ed un sorso molto interessante ed equilibrato, morbido e sapido, con un tannino delicato.

Di Oslavia è anche l’azienda La Castellada che proponeva in degustazione una Ribolla 2011. Qui lo stile è diverso, le uve vengono raccolte mature o in leggera surmaturazione e la macerazione delle bucce dura circa due mesi in tini aperti di rovere, dove avviene anche la fermentazione malolattica. Il vino passa poi in botte grande per 36 mesi. Si ottiene così un prodotto molto interessante, dai sentori eleganti e complessi che spaziano dal fruttato maturo fino ad erbe aromatiche ed una speziatura di liquirizia. Il sorso è anche qui equilibrato, morbido e sapido, fresco e leggermente tannico, persistente.

Tuttavia il produttore che più di tutti mi ha convinto è Paolo Vodopivec da Sgonico, in pieno Carso triestino. Paolo coltiva solo vitovska ed è un punto di riferimento nell’ultilizzo delle anfore. Splendida degustazione di tre vini, con spiegazioni dettagliate su territorio, vitigno (qui coltivato ad alberello), differenza tra le annate e ragioni della scelta delle anfore georgiane. Tutto davvero interessante. I vini degustati sono le Vitovska 2014 e 2012 e la Vitovska “Solo” 2014, la cru dell’azienda. Grande vino con un’avvincente complessità olfattiva, fatta di note erbacee, floreali ed affumicate. Ma sono le Vitovska 2014 (macerata un anno in anfora!) e 2012 ad aver catturato ancora di più la mia attenzione. Vini freschi, minerali, con un tannino leggero e dalla beva equilibrata e piacevole, croccante ed allo stesso tempo profonda. I sentori nasali e retronasali sono ricchi e complessi, con note di erbe aromatiche, frutta fresca e spezie che raccontano di un territorio eccezionale. I prezzi non sono molto accessibili (circa 40 euro a bottiglia), ma giustificati per la cura impiegata nell’ottenere il meglio da questo vitigno che merita sicuramente grande considerazione. Provare per credere!

Molti altri sono i vini degni di nota presentati in questa rassegna. Oltre a quelli menzionati all’inizio dell’articolo, mi preme segnalare il Sant’Isidoro di Maria Pia Castelli, tra i miei rosati preferiti, ottenuto da uve sangiovese e montepulciano con il metodo del salasso, il Montepulciano d’Abruzzo Praesidium, i nebbiolo di Colombera & Garella.

In conclusione, complimenti a Viniveri per l’organizzazione e ai vignaioli per la pazienza e la disponibilità! Prossimo appuntamento dal 13 al 15 aprile a Cerea (Vr).

*Per saperne di più sulle regole di produzione applicate dagli aderenti a Viniveri, clicca qui.


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Italiano all'estero ritrapiantato in Italia. Mentalità nordica, pancia partenopea, cuore abruzzese. Sommelier ed enoappassionato con una predilezione leggera per i bianchi e pressoché totale per i produttori che rispettano e custodiscono il territorio.
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Stefano Console

Italiano all'estero ritrapiantato in Italia. Mentalità nordica, pancia partenopea, cuore abruzzese. Sommelier ed enoappassionato con una predilezione leggera per i bianchi e pressoché totale per i produttori che rispettano e custodiscono il territorio.